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C’era una volta, in un luogo fuori dal tempo, una Piccola Anima che disse a Dio: “Io so chi sono!”... se vi incuriosisce potete leggerlo QUI
Milvia Comastri non poteva farmi sorpresa più grande...
"Era mio amico" una bella poesia di Renzo Montagnoli
l' OT più gradito, quello di Mad per IBRIDAMENTI
i racconti a 4 mani da Remo Bassini
è il titolo di questo racconto che mi ha "regalato" un amico scrittore che ammiro e stimo moltissimo e davvero molto eclettico. Non avrei voluto rivelare subito il suo nome perché ero sicura che vi sareste stupiti nello scoprirlo, ma visto che se ne è già parlato nei commenti è con immenso piacere che lo presento anch'io: si tratta del giornalista e scittore, che intanto ringrazio di cuore per questa inaspettata e gradita sorpresa,

Dieci piccole castagne era tutto ciò che lei era riuscita a rimediare
Era andata nel bosco di notte, durante il cessato allarme.
Di giorno, invece, oltre le montagne spuntavano all'improvviso le aquile di ferro che sganciavano morte per martoriare allo stremo quella terra devastata.
E ora le castagne erano lì, sul braciere del camino. E crepitavano arrostendosi.
Scoppietti di fiducia e di speranza, ringraziando Dio perché anche quel giorno qualcosa si mangiava.
"Mamma, ma qui verrà mai più babbo Natale?".
Chi lo sa, figlio mio. Non adesso, adesso no. Quegli uomini li hai visti? Sulle aquile di ferro che fanno fuoco. Babbo Natale non ha rotta, non ha sentiero. Verrà quando il cielo sarà sempre azzurro, e quando anche di notte gli unici bagliori saranno quelli delle stelle. Non ora, ora no. Che lapilli e girandole maligne abbagliano maledette le case e la gente.
"Mamma, sono tanti anni che Babbo Natale non viene più. Ma lui è magico, mamma. Lui col suo carro è più forte delle aquile di ferro che portano il fuoco".
No, no che non lo è. Lui porta amore e sorrisi, ma solo se gli uomini sanno riceverli. Qui, ormai, non c'è cuore nè per amore nè per sorrisi. Babbo Natale lo sa, non lo meritiamo. Lui verrà dopo la pace. Quando l'acqua pura della fratellanza spegnerà le lingue di fuoco delle aquile di ferro. Non prima, prima no.
E fu una notte senza stelle quando accadde. "Svegliati!"
"Chi sei?"
"Come chi sono, bambino mio. Sono anni che mi aspetti e ora che sono qui..."
"Babbo Nat..."
"Vieni"
E fu quel tintinnare di campanelli che poi destò la donna. Corse all'uscio e guardò in cielo.
Quel carro colorato, il vecchio e il bambino. Che solcavano la notte zigzagando tra le aquile di ferro che inseguivano l'intruso.
"Mamma, mamma gridava il bambino - lo vedi? Non ci prendono. Gli uccelli di ferro sono lontani. Vado mamma, ma tornerò a prenderti. Metti da parte le castagne".
e adesso il blog dell' Autore, QUI
In quanto madre, in quanto consapevole del baratro di ignavia verso cui stiamo precipitando, vi invito a portare la vostra attenzione su
Questa inconcepibile mostruosa indifferenza
Oggi la poesia è ancora mia, non nel senso di averla scritta io, nel senso che è stata scritta per me, in risposta al mio "Coccodrillo". Non ho altro modo per ringraziare in questa sede il suo luminoso autore.
niente di meglio di questo radioso quadro di Dalì per presentarla.

Si canta di un seme di luce
Caduto dal cielo
Qualcuno ha assistito,
accecato dalla luce non ha visto
che nella carne rimaneva prigioniero
si canta che il seme è cresciuto nella carne
ed è diventato raggio
qualcuno è stato investito
dal raggio di luce
e non ha visto la carne che abitava.
Si canta che il raggio poi
È tornato al Sole
Ed e’ diventato puro amore
Qualcuno è rimasto triste
Della scomparsa del raggio
Non ha visto che la carne che abitava
Era una tuta spaziale
Si canta di un seme di luce
Caduto dal Sole
In ognuno di noi
Qualcuno ha capito
Guardando il Sole
Che siamo Luce
Che siamo Amore.
Madre..tu sei Luce
tu sei Amore.
io..un tuo riflesso
un lampo di genio
un tuono d'arte
una folgore d'amore
che da terra
tendi al Sole
IL FOGLIO LETTERARIO EDIZIONI
A UN LIBRO PER L'ESTATE - ROSIGNANO (LI)
venerdì 25 - domenica 27 luglio
PORTO TURISTICO CALA DE' MEDICI
dalle 18 alle 24
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Tum – tum – tum - - - - - tumtum
è lei
ho paura
avanza a piedi scarni, ha
la testa di dietro e guarda in basso
nulla di umano, anzi
proprio il contrario.
Tum – tum – tum – tum – tum
tutto bene
ha fiori rosa, musica giallo oro
una carezza rossosangue in mano e
sdrucciolate libere
ahahahahahah
risate nelle vertebre
tum – tum – ssh – ssh – tum – tum
sìììììììììììììììììììì
ohhhhhhhhhh
ti colpisco così, ti annichilisco
nera domanda
tu
esci adesso di sghembo, fuggi
via
ho altro da pensare.
Nuovi gabbiani da vivere QUI